UNPACKING – Katia Margolis at the Palazzo Contarini-Polignac, Venice: 7-30 December 2021

Curator Robin Saikia introduces Russian artist Katia Margolis’s latest exhibition, “Unpacking”, at the Magazzino Gallery, Palazzo Contarini-Polignac, Venice. 7-30 December 2021. Admission free. The directors of Magazzino look forward to seeing you at the opening at 6pm on Tuesday 7 December. If you can’t make it to the opening, do join us for a closing drink on the evening of December 30.

‘Fresco – Grand Canal towards Salute’, from Vert-de-gris series, Unpacking. Ink and wash.

Katia Margolis’s last major exhibition at Magazzino Gallery, Palazzo Contarini-Polignac, was Iconostasis (2016), a collection of exquisite paintings on reclaimed printing blocks, unified by themes of love, loss, memory and devotion. Her latest exhibition, Unpacking, is an expansively conceived sequel to Iconostasis. It marks her long-awaited return to Magazzino, where the fabric and atmosphere of the gallery are so perfectly in harmony with her work.

L’ultima mostra importante di Katia Margolis al Magazzino, Palazzo Contarini-Polignac, è stata Iconostasis (2016), una raccolta di squisiti dipinti su blocchi da stampa recuperati, unificati dai temi dell’amore, della perdita, della memoria e della devozione.  La sua più recente mostra, Unpacking, è un sequel ampiamente concepito da Iconostasi.  Segna il suo tanto atteso ritorno al Magazzino, dove il tessuto e l’atmosfera della galleria sono così perfettamente in armonia con il suo lavoro.

The exhibition comprises three interlinked cycles of paintings completed over the last year: Unpacking, a series meditating on states of confinement and liberation occasioned by the pandemic; Devotion, a series of works on panel echoing the early Umbrian School; Vert-de-gris, a cycle of Venetian ink-and-wash drawings, alternately topographical and capriccesque in theme and treatment. The exhibition unifies Devotion and Vert-de-gris in a loosely liturgical arrangement, matching the grandeur and solemnity of the gallery and its texture. Unpacking is presented in its own discrete setting, an uplifting and cautiously festive coda illuminating the shared experience of the pandemic. All three components of the exhibition represent spiritual, intellectual and practical “unpacking” of various kinds, appropriate given the extent to which the pandemic has caused individuals and communities to reevaluate what for so long they have taken for granted.

La mostra comprende tre cicli di dipinti interconnessi realizzati durante quest’ultimo anno: Unpacking, una serie che medita sugli stati di confinamento e liberazione causati dalla pandemia;  Devozione, una serie di opere su pannelli che rievocano gli inizi della Scuola Umbra;  Vert-de-gris, un ciclo di disegni a china di Venezia, alcuni topografici e alcuni capriccesci nel tema e nel trattamento.  La mostra unifica Devotion e Vert-de-gris in un arrangiamento semi-liturgico, abbinando la grandezza e la solennità della galleria alla consistenza unica delle sue mura.  Unpacking è presentato in un ambiente discreto, una coda confortante e cautamente festosa che illumina l’esperienza condivisa della pandemia.  Tutti e tre i componenti della mostra rappresentano un “disimballaggio” spirituale, intellettuale e pratico. Questo si rivela molto appropriato alla luce della pandemia, la quale ha indotto individui e comunità a rivalutare ciò che per tanto tempo hanno dato per scontato.

One of the many subsidiary but insistent effects of the pandemic in Venice and elsewhere was an dramatically increased dependence on postal deliveries. Goods normally bought in local shops had to be bought online during the lockdowns. Boxes upon boxes arrived, like emergency parcels in a war zone, the excitement of opening them compensating in part for the inconvenience, and at times downright misery, of isolation. If the goods were bright messengers of continuing day-to-day life, the boxes were their unassuming but indispensable travelling companions. In her Unpacking cycle, Margolis has given them a voice, transforming them into visible metaphors of liberation, a setting-free and flourishing of hidden inner resources that many us, in that prolonged and difficult time, never knew we had. In this cycle of paintings, these prosaic and easily unconsidered objects are illuminated with an inner life and energy, unmistakably recalling aspects of the still lifes and interiors of Giorgio Morandi, Mikhail Roginsky and Vilhelm Hammershøi

Uno dei tanti effetti sussidiari ma importanti della pandemia a Venezia, ma anche altrove, è stata una grande crescita nella dipendenza dalle consegne postali.  Durante i lockdown, i beni che abitualmente acquistavamo nei negozi locali, dovevano invece essere acquistate online.  Arrivavano scatole su scatole, come pacchi d’emergenza in zona di guerra, e l’emozione di aprirle compensava in parte il disagio, e a volte la vera miseria, dell’isolamento.  E se i beni erano brillanti messaggeri della vita quotidiana che continuava a scorrere, le scatole erano le loro compagne di viaggio, semplici ma indispensabili.  Nel suo ciclo Unpacking, Margolis ha dato loro una voce, trasformandole in metafore visibili di liberazione, un sprigionamento e un fiorire di risorse interiori nascoste che molti di noi, in quel tempo prolungato e difficile, non sapevano di avere.  In questo ciclo di dipinti, questi oggetti prosaici e facilmente ignorabili sono illuminati con vita e energia interiori, rievocando senza alcun dubbio aspetti delle nature morte e degli interni di Giorgio Morandi, Mikhail Roginsky e Vilhelm Hammershøi.

The Vert-de-gris ink-and-wash series, emblematic of Venice’s eternal presence in Margolis’s work, speaks eloquently of the joy and melancholy of her adopted city. These drawings belong to a long and honourable tradition, upheld by comparatively few artists, of art that genuinely articulates the fugitive mysteries of Venice, its light and spirit, rather than performing a mere workaday recital of the surface appeal. Through this cycle, Margolis has once again proved herself a worthy participant in that tradition, of which Guardi, Turner, Ruskin and Sargent are the leading proponents. In Margolis’s work as in theirs, profound rather than superficial investigation brings with it precious revelations of both city and self, the fabric of the city becoming an extension of both artists’ and viewers’ inner lives.

La serie Vert-de-gris, emblematica dell’eterna presenza di Venezia nelle opere di Margolis, parla in modo eloquente della gioia e della malinconia della sua città adottiva.  Questi disegni appartengono a una lunga e onorevole tradizione, sostenuta da relativamente pochi artisti, di un’arte che articola genuinamente i misteri fugaci di Venezia, la sua luce e il suo spirito, piuttosto che una mera recita quotidiana del suo fascino superficiale.  Attraverso questo ciclo, Margolis si è dimostrata ancora una volta una degna partecipante a quella tradizione, di cui Guardi, Turner, Ruskin e Sargent sono i principali fautori.  Nel lavoro di Margolis, come nei loro, un’indagine profonda piuttosto che superficiale porta con sé preziose rivelazioni sia sulla città che sull’io. Il tessuto della città diventa un’estensione della vita interiore sia degli artisti che degli spettatori.

Looking to literary equivalents that mirror the tough quest for originality in the depiction of Venice, viewers may recall episodes in the works of three authors who, though separated by period and style, are unified by an intention to uncover both the elusive heart of the city and the inner life of their characters. Proust, who was a regular guest at this palazzo and a lifelong lover of Venice, set aside conventional description, memorably describing the palaces of the Grand Canal as resembling a “chain of marble cliffs”, miraculous creations that had appeared to grow from the waters like natural forms. Proust’s organic perception of Venice was later echoed by Brodsky, who likened the improbable structure of the city to “innumerable strands of coral reefs”. Dickens, realizing the limitations of the lively travelogue style he had deployed consistently throughout his Pictures from Italy, chose to frame the Venetian chapter as a dream, a highly effective means of recreating that curious miasma of the real and supernatural that permeates the city. Many years later, in Little Dorrit, Venice was to become a striking extension of his lonely child-heroine’s inner life, as she sensed her hopes, fears and past experiences reflected in the canals and embodied in the palaces.

Se si pensa agli equivalenti letterari che rispecchiano la dura ricerca dell’originalità nella rappresentazione di Venezia, i visitatori potrebbero ricordare episodi nelle opere di tre autori che, sebbene separati per epoca e stile, sono accomunati dall’intenzione di scoprire sia il cuore sfuggente della città sia la vita interiore dei loro personaggi.  Proust, che fu ospite fisso di questo palazzo e amante di Venezia per tutta la vita, respinse la scelta di fare descrizioni convenzionali, descrivendo invece i palazzi del Canal Grande come somiglianti a una “catena di scogliere di marmo”, creazioni miracolose che sembravano nascere dalle acque come forme naturali.  La percezione organica di Venezia di Proust è stata poi ripresa da Brodsky, che ha paragonato l’improbabile struttura della città a “una barriera corallina o una successione di grotte disabitate”.  Dickens, rendendosi conto dei limiti del vivace stile di diario di viaggio che aveva utilizzato costantemente in tutte le sue Immagini dall’Italia, scelse di inquadrare il capitolo veneziano come un sogno, un mezzo altamente efficace per ricreare quel curioso miasma del reale e del soprannaturale che permea la città.  Molti anni dopo, in Little Dorrit, Venezia sarebbe diventata un’estensione sorprendente della vita interiore della sua solitaria bambina-eroina che sentiva le sue speranze, paure ed esperienze passate riflesse nei canali e incarnate nei palazzi.

Margolis’s Devotion series was conceived during a prolonged sabbatical in Umbria, where she revisited the Basilica of San Francesco in Assisi, drawing inspiration from the early Italian masters, in particular Giotto, Simone Martini and Pietro Lorenzetti. Viewers may also hear echoes of antiquity, of ancient Roman frescoes and funerary art, of Byzantine imagery and, in Margolis’s more sculptural pieces, of the Hellenic tradition. As with the works previously shown in Iconostasis, the Devotion paintings are created on reclaimed material, in this case wooden planks, offcuts and discarded shutters. These gnarled surfaces, corrugated with natural knots, splinters, fissures and cracks, serve a dual purpose, simultaneously recalling the technique and feel of early paintings and endowing the images with a uniquely organic and sculptural quality.

La serie Devotion di Margolis è stata concepita durante un lungo anno sabbatico in Umbria, dove ha rivisitato la Basilica di San Francesco ad Assisi, traendo ispirazione dai primi maestri italiani, in particolare Giotto, Simone Martini e Pietro Lorenzetti.  I visitatori possono anche sentire echi dell’antichità, di antichi affreschi romani e arte funeraria, di immagini bizantine e, nei pezzi più scultorei di Margolis, della tradizione ellenica.  Come per le opere precedentemente mostrate in Iconostasi, i dipinti di Devotion sono creati su materiale di recupero, in questo caso tavole di legno, ritagli e persiane scartate.  Queste superfici nodose, definite da schegge, fessure e crepe, hanno un duplice scopo, richiamando infatti la tecnica e la sensazione dei primi dipinti, e conferendo alle immagini una qualità unicamente organica e scultorea.

‘Self Unpacked’ (left} and detail (above), from the Devotion series by Katia Margolis. Oil on reclaimed wood panel, 50 x 80 cm.

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